In una precedente news vi avevamo parlato della scoperta, orbita e visibilità della cometa Tsuchinshan-ATLAS (C/2023 A3). Dopo il difficile periodo di visibilità mattutina avuto durante il passaggio al perielio del 27 novembre scorso a 0,39 au dal Sole, la cometa ha ripreso ad allontanarsi dal Sole nello spazio riducendo nel contempo la distanza angolare dalla nostra stella. Com’era prevedibile il passaggio al perielio, essendo alto, non ha spaccato il nucleo e l’attività della cometa è proseguita indisturbata. Il 9 ottobre la Tsuchinshan-ATLAS ha raggiunto la minima distanza distanza angolare dal Sole di circa 3,5°: ora sta di nuovo aumentando e la cometa si sta rapidamente portando verso il periodo di visibilità serale. Alla sera la Tsuchinshan-ATLAS sarà molto più facilmente osservabile rispetto al periodo mattutino perché l’altezza sull’orizzonte, dopo il tramonto del Sole, sarà maggiore.
Il forward scattering
La cometa Tsuchinshan-ATLAS, per effetto del fenomeno del forward scattering, ossia della diffusione in avanti della radiazione solare da parte delle polveri che sta emettendo nello spazio, ha superato le previsioni sulla massima luminosità, raggiungendo una magnitudine apparente di circa -4 ossia è diventata apparentemente brillante come il pianeta Venere alla massima elongazione dal Sole. In generale il forward scattering della radiazione può essere dovuto al fenomeno della diffrazione, rifrazione o alla riflessione a piccoli angoli. La diffusione in avanti si verifica quasi sempre quando la lunghezza d’onda della radiazione incidente è piccola rispetto al corpo che la provoca. Il forward scattering è essenzialmente l’inverso del backscattering, che consiste nella riflessione della radiazione verso la sorgente da cui proviene. Il fenomeno della diffusione in avanti può far apparire una cometa che si trovi a transitare approssimativamente fra la Terra e il Sole significativamente più luminosa di quanto ci si potrebbe aspettare rispetto a un modello fotometrico standard perché la polvere e i cristalli di ghiaccio, diffondendo la luce verso l’osservatore, aumentano la luminosità apparente della cometa.
Purtroppo, anche tenendo conto del forward scattering, la distanza angolare dalla nostra stella è molto ridotta, ma considerata la luminosità si può tentare l’osservazione telescopica diurna della chioma della cometa, a patto di schermarsi dalla pericolosa radiazione solare e avere a disposizione un cielo molto limpido.

La visibilità serale
Il 12 ottobre 2024 la cometa sarà alla minima distanza dalla Terra di 0,47 au (circa 70 milioni di km), ma sarà già a 0,556 au dal Sole, con un’elongazione di 15,2°. In questa data per l’Italia il Sole tramonterà alle 18:35 ora locale, mentre la cometa tramonterà quasi alle 20 locali: potremo iniziare a cercarla in cielo attorno alle 19 locali quando sarà a circa 10° sull’orizzonte di sud-ovest (azimut di 260°). La Tsuchinshan-ATLAS sarà ancora luminosa, con una magnitudine apparente di circa +0,1: come nella visibilità all’alba, bisognerà armarsi almeno di un binocolo per poterla scorgere e avere un orizzonte ovest libero da ostacoli abbinato a un cielo trasparente. Se non riuscirete a osservarla la sera del 12 ottobre non preoccupatevi: allontanandosi dalla nostra stella e dalla Terra le condizioni di visibilità serale diventeranno progressivamente più favorevoli.
Ad esempio, il 16 ottobre alle 19:35 locali la cometa sarà a quasi 17° di altezza con un azimut di 254°, mentre con il Sole a 12° sotto l’orizzonte il cielo sarà abbastanza scuro per poterla scorgere senza difficoltà. Il 20 ottobre, circa alla stessa ora e nelle medesime condizioni, la Tsuchinshan-ATLAS sarà a 26° di altezza all’azimut di 245° e così via. Nella mappa che correda questa news è mostrata la posizione in cielo della cometa fino al 27 ottobre, quando sarà al limite della visibilità a occhio nudo.
Vale la pena osservare questa cometa brillante perché non è uno spettacolo che si possa vedere tutti i giorni e si potrà tentare di fotografarla anche con semplici strumenti: basterà una reflex posta su treppiede, l’obiettivo standard da 50 mm di focale e una posa di pochi secondi con sensibilità di 400-800 ISO (non esagerate con sensibilità e tempi di posa altrimenti si rischia di sovraesporre l’immagine) per immortalare questo oscuro membro del Sistema Solare, di cui difficilmente ci saremmo accorti se non fosse passato così vicino al Sole.

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