Orionidi, meteore dalla cometa di Halley

Fra la decina di sciami meteorici maggiori visibili durante l’anno, quello delle Orionidi è poco noto, ma i meteoroidi di questa corrente hanno un progenitore d’eccezione: il nucleo della cometa di Halley!

Si tratta di uno sciame le cui meteore sono osservabili fra il 2 ottobre e il 7 novembre. Il massimo dello sciame cade il 21 ottobre. Lo ZHR dello sciame, ossia il tasso orario zenitale osservabile in condizioni ideali, è di circa 20 meteore all’ora. Le Orionidi hanno un’intensità circa 5 volte inferiore rispetto alle più note Perseidi (le “Lacrime di S. Lorenzo”), osservabili nelle caldi notti estive attorno al 12 agosto. Per l’origine fisica del fenomeno e le modalità osservative delle meteore rimando all’articolo scritto per le Perseidi. I meteoroidi delle Orionidi entrano in atmosfera alla velocità di circa 66 km/s, mentre quelli delle Perseidi, associati alla cometa Swift-Tuttle, sono un po’ più lenti: 59 km/s. A parità di massa e condizione di caduta, i meteoroidi delle Orionidi danno luogo a meteore un po’ più brillanti delle Perseidi.

Quando sono osservabili le Orionidi?

Il nome dello sciame, Orionidi, indica che il radiante, ossia la zona in cielo da cui sembrano provenire le meteore, cade nella costellazione di Orione. In ottobre questa costellazione inizia a sorgere attorno alle 22 locali e termina all’1 di notte. Per l’osservazione delle Orionidi il radiante deve essere almeno a 20°-30° di altezza sull’orizzonte, quindi si possono iniziare le osservazioni fra l’una e mezza e le due di notte (ora estiva). Considerato che le notti d’ottobre sono abbastanza gelide ecco spiegato perché le Orionidi non sono fra lo sciame più popolare dell’anno.

Esiste anche un secondo sciame di meteore associato alla cometa di Halley, quello delle η Aquaridi, osservabili fra il 19 aprile e il 28 maggio, con massimo il 5 maggio. Lo ZHR di questo sciame è di circa 60 meteore all’ora. In realtà i meteoroidi di questo sciame sono gli stessi delle Orionidi, ma incontrati in un punto diverso dell’orbita terrestre. Il numero di meteore all’ora è più elevato per le Aquaridi perché la Terra si trova a passare molto più vicina all’orbita della cometa di Halley, dove la densità di meteoroidi aumenta in modo considerevole.

Mappa_Orionidi

Figura 1 – Mappa gnomonica che mostra la posizione del radiante dello sciame delle Orionidi (pallino rosso), le meteore provocate dalla caduta in atmosfera dei meteoroidi persi lungo l’orbita dal nucleo della cometa di Halley.
Halley_orbit

Figura 2 – L’orbita eliocentrica, ad alta eccentricità, della cometa di Halley. L’afelio cade poco oltre l’orbita di Nettuno, mentre il perielio si trova all’interno dell’orbita di Venere. Il periodo orbitale della cometa è di circa 76 anni. Il prossimo passaggio al perielio ci sarà il 29 luglio 2061.
Nodo_Halley
Figura 3 – La posizione della Terra rispetto all’orbita della cometa di Halley per il 21 ottobre. Come si vede l’orbita della cometa passa al di sopra del piano dell’Eclittica, per questo l’intensità dello sciame non è elevata come quello delle η Aquaridi, osservabile attorno al 5 maggio.

L’origine della cometa di Halley

La cometa di Halley non si chiama così perché scoperta da Edmund Halley (1656-1742). In realtà le cose sono più complesse. Nel 1705 l’Astronomo Reale inglese Halley, sospettò che una cometa osservata nel 1682 fosse già apparsa in precedenza. Per l’epoca era una scoperta rivoluzionaria perché si pensava che le comete non fossero astri periodici come, ad esempio, i pianeti che dopo un certo numero di anni – dipendente dal pianeta – si trovano a essere osservabili nella stessa zona in cielo.
Per confermare questa ipotesi, Halley usò la teoria della gravitazione di Newton e si calcolò gli elementi orbitali di 24 comete apparse fra il 1337 e il 1698 di cui aveva potuto recuperare le osservazioni sulla loro posizione in cielo. Confrontando gli elementi orbitali ottenuti con quella del 1682, l’astronomo si rese conto che erano molto simili a due comete osservate nel 1531 e nel 1607: il suo sospetto era fondato. Halley concluse che si trattava dello stesso corpo celeste che tornava periodicamente ogni circa 76 anni al perielio e che la cometa sarebbe ritornata alla fine del 1758 o al principio del 1759.
Halley morì nel 1742 e non gli fu possibile verificare la bontà della sua previsione. Gli astronomi iniziarono a cercare la “sua” cometa già dal 1757, due anni prima della data prevista. Altri astronomi, fra cui il francese Alexis Clairaut (1713-1765), raffinarono i calcoli  tenendo conto anche delle perturbazioni gravitazionali del pianeta Giove. La cometa fu riscoperta nella notte di Natale del 1758 da un amatore di astronomia tedesco, Johann Palitzsch (1723-1788), mentre osservava il cielo dalla sua fattoria di Dresda. La previsione di Halley si rivelò esatta. Per la prima volta nella storia fu previsto il ritorno di una cometa! Da allora, questa particolare cometa è nota come “Cometa di Halley” (o meglio 1P/Halley), nome assegnatole dall’astronomo francese Nicolas Louis de La Caille (1713-1762) nel 1759.

Nucleo_Halley
Figura 4 – La storica immagine del nucleo della cometa di Halley ripreso dalla sonda dell’ESA “Giotto” il 13 marzo 1986. Nella parte esposta al Sole, sono visibili 3 intensi getti di gas e polveri in uscita dal nucleo, di aspetto allungato e irregolare, avente dimensioni di 15,3×7,2×7,2 km. Al centro del nucleo è visibile una chiazza biancastra allungata, si tratta di una collina alta 500 m illuminata dal Sole. I meteoroidi che provocano gli sciami di meteore delle Aquaridi e delle Orionidi sono espulsi nello spazio da questi getti (Max Planck Institut fuer Astronomie/ESA).

Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento va a mia moglie, Sveva Stallone, per la revisione critica del manoscritto.

 

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