2018 PD20 e il progetto ATLAS

Tutti ricorderete quello che è successo il 15 febbraio 2013, quando un asteroide di circa 15-20 metri di diametro entrò in atmosfera in prossimità della città russa di Chelyabinsk. La caduta di questo asteroide fu una completa sorpresa per gli astronomi: arrivando dal lato diurno non poté essere scoperto prima dell’impatto dai telescopi al suolo. Per fortuna i danni al suolo furono limitati perché l’asteroide era roccioso e, in seguito alle sollecitazioni della caduta in atmosfera, esplose a circa 30 km di quota.

Ebbene, lo scorso 10 agosto 2018 alle 14:31 UT si è quasi ripetuto un evento simile a Chelyabinsk! Infatti, un oscuro asteroide ancora sconosciuto, ha fatto il flyby con la Terra a soli 27.252 km dalla superficie del nostro amato pianeta, ben al di sotto dell’orbita geostazionaria usata dai satelliti per le comunicazioni. Circa 7 ore prima l’asteroide era passato a circa 175.000 km dalla nostra Luna.

NEA
Figura 1 – Rappresentazione artistica di un piccolo asteroide near-Earth (NASA/JPL-Caltech).
2018PD20
Figura 2 – L’orbita eliocentrica dell’asteroide 2018 PD20 che il 10 agosto 2018 ha avuto una “quasi collisione” con la Terra (JPL Small-Body Database Browser).

L’asteroide è stato finalmente scoperto solo alle 11:17 UT del giorno 11 agosto, quando era già in fase di allontanamento dalla Terra, da un telescopio del progetto ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System). Non è stato possibile scoprirlo prima perché, come mostra l’orbita, è arrivato dal lato diurno (vedi Fig. 3).

Il progetto ATLAS

Il sistema di ATLAS, ideato dall’Università delle Hawaii nel 2015 e finanziato dalla NASA, è formato da un paio di telescopi con un diametro relativamente modesto ma dotati di una camera CCD molto sensibile. Ogni telescopio ha un diametro di 50 cm ed è in configurazione Wright-Schmidt aperto a f/2, mentre la camera CCD utilizza un chip da ben 110 Megapixel. Una caratteristica importante del sistema telescopio + CCD è il suo ampio campo di vista pari a 7,4 ° – circa 15 volte il diametro della Luna piena. Con questo sistema e 20 secondi di posa, si può scansionare l’intero cielo due volte per ogni notte fino alla magnitudine +20.

ATLAS_telescope
Figura 3 – Disegno che mostra la struttura di un telescopio ATLAS nella sua cupola (https://fallingstar.com/).

I due telescopi di ATLAS, che distano fra di loro circa 160 km, osservano alternativamente le metà del cielo quattro volte ogni notte senza nessun intervento umano. Il sistema decide da solo se è possibile osservare ed esegue automaticamente il programma di ricerca degli asteroidi near-Earth. Tutte le osservazioni realizzate dai telescopi di ATLAS vengono analizzate in tempo reale da un software scritto appositamente per la detection di oggetti che si muovono rapidamente in cielo, come gli asteroidi che fanno flyby stretti con la Terra: è questo il grande punto di forza di ATLAS, la discovery di NEA veloci. I dati astrometrici sugli eventuali asteroidi già noti vengono inviati automaticamente al Minor Planet Center mentre le nuove scoperte di asteroidi vengono memorizzate fino al mattino successivo per essere esaminate da un astronomo. Avendo due telescopi distinti posti a circa 160 km l’uno dall’altro, con ATLAS si possono anche misurare direttamente le parallassi degli asteroidi NEA molto vicini alla Terra e questo è un notevole vantaggio nel calcolo dell’orbita e nell’alert preventivo.

Nei prossimi mesi, grazie ad un finanziamento della NASA di 3,8 milioni di dollari per i prossimi 4 anni è prevista l’estensione di ATLAS anche all’emisfero australe, dove mancano telescopi per la scoperta e il follow-up dei NEA (che sono concentrati nell’emisfero boreale). I nuovi telescopi di ATLAS saranno due, di cui uno sarà messo in Sud Africa. Un sistema come ATLAS è relativamente economico ma estremamente efficiente e per i prossimi anni ci si può aspettare un incremento nelle scoperte dei piccoli asteroidi near-Earth veloci, che sono piccoli ma non innocui: se l’asteroide di Chelyabinsk fosse stato metallico sarebbe arrivato al suolo e avrebbe scavato un cratere di circa 300 metri di diametro con conseguenze ben più gravi per il territorio.

L’orbita eliocentrica di 2018 PD20

L’orbita eliocentrica di 2018 PD20 ha un’inclinazione di circa 10° sull’eclittica con un semiasse maggiore di 1,24 UA che l’asteroide percorre in 1 anno e 5 mesi. L’eccentricità vale 0,34 e l’asteroide oscilla fra le 0,82 e le 1,66 UA dal Sole. Si tratta di un asteroide di tipo Apollo che ha una MOID con la Terra di appena 0,000181761 UA ossia, con la geometria di incontro ottimale, può arrivare a soli 20.772 km dalla superficie del nostro pianeta. Tuttavia bastano delle piccole perturbazioni gravitazionali della Terra stessa o di altri pianeti per portarlo in collisione.

Il prossimo flyby di 2018 PD20 è previsto per il 5 febbraio 2027 quando si troverà a circa 18 milioni di km dalla Terra. Purtroppo questo asteroide è diventato subito debolissimo per cui l’orbita è molto incerta, essendo stata determinata con sole 32 misure di posizione.

 

 

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