La valle dell’iridio

Si trova in Italia ed è uno dei pochi luoghi al mondo dove è possibile leggere la storia del paleomagnetismo terrestre in rocce sedimentarie vecchie fino a diverse decine di milioni di anni, che originariamente costituivano i fondali dell’antico oceano Tetide, posto fra l’Africa e l’Europa. Lo studio degli strati geologici di Gubbio ha dato un importante contributo alla ricostruzione della causa della quinta grande estinzione di massa della storia della vita sulla Terra. Nell’articolo sul cratere di Chicxulub riguardante l’estinzione dei dinosauri, pubblicato nel giugno 2021, scrivevo:

<<La svolta per capire la causa di questa estinzione di massa, evidente per la diminuzione del numero di fossili nello strato di transizione fra Cretaceo e Paleogene, si ebbe nel 1980 in seguito alle analisi effettuate dal fisico e premio Nobel Luis Walter Alvarez su antichi sedimenti marini – databili fra 185 e 30 milioni di anni fa – affioranti nella Gola Del Bottaccione nell’Appennino umbro (a poca distanza da Gubbio). Alvarez e colleghi (fra cui il figlio Walter Alvarez, geologo di professione), scoprirono, infatti, la presenza di uno strato di argilla scura (databile a circa 66 milioni di anni fa), dello spessore di circa 1 cm, con una concentrazione molto elevata di iridio (circa 30 volte superiore al normale). La scoperta di questa anomalia fu casuale: Alvarez e colleghi cercavano un modo per stabilire in quanto tempo si era depositato lo strato di argilla e pensarono di andare alla ricerca dei metalli che le micro meteoriti depositano sulla Terra a un tasso annuale costante. L’iridio è un metallo siderofilo e nella crosta terrestre è rarissimo perché sprofondato, insieme al ferro, nel nucleo del nostro pianeta durante la fase di differenziazione gravitazionale. Al contrario, l’iridio è molto abbondante nelle meteoriti – e quindi negli asteroidi di cui le meteoriti sono i frammenti – di un fattore 1000 volte superiore rispetto alla crosta terrestre. Da qui la formulazione dell’ipotesi – ora diventata teoria – che l’estinzione dei dinosauri fu causata dalla caduta di un asteroide che alterò il clima terrestre portando all’estinzione dei meno adatti a sopravvivere. L’ipotesi di Alvarez e colleghi fu pubblicata in un famoso paper sulla rivista Science, dal titolo “Extraterrestrial Cause for the Cretaceous-Tertiary Extinction“. >>

Figura 1 – Piazza Grande e il Palazzo dei Consoli a Gubbio, punto di partenza per l’escursione alla Gola del Bottaccione (Crediti: A. Carbognani).

Abbiamo visitato per voi la Gola Del Bottaccione (o valle dell’Iridio) e in questo articolo vi diamo tutte le indicazioni su come arrivare in questa famosa località, partendo dalla città di Gubbio, per vedere da vicino lo strato K/Pg ossia il confine fra l’era Mesozoica (che significa “vita di mezzo”) e l’era Cenozoica (“vita nuova”). Prima di tutto però vediamo perché la Gola si chiama così. Il “Bottaccio” da cui “Bottaccione” ossia grande “bottaccio”, era un piccolo invaso ottenuto in epoca medievale sbarrando il torrente Camignano che ha scavato la Gola. L’acqua così raccolta serviva sia per azionare i mulini lungo il torrente, sia per alimentare l’acquedotto che portava l’acqua in città.

Conviene mettere in conto un paio d’ore e invece di usare la SR298 che attraversa la Gola, arrivare alla valle dell’iridio camminando sull’antico acquedotto medievale. Il punto di partenza della nostra camminata di esplorazione sarà piazza Grande a Gubbio, davanti al Palazzo dei Consoli, sede del museo civico in cui sono custodite le sette Tavole eugubine. Da piazza Grande occorre risalire per qualche decina di metri via XX Settembre e prendere la scalinata che sale verso sinistra in via F. Da Montefeltro. A questo punto si continua a salire fino ad arrivare alla Porta di Sant’Ubaldo, una delle sei porte di Gubbio e la più importante. Infatti, continuando oltre la porta si risalirebbe fino alla cima del monte Ingino che ospita la basilica di Sant’Ubaldo (patrono della città), ma noi prenderemo per il sentiero CAI 251 indicato sulle frecce a sinistra appena usciti dalla porta. Si tratta di un sentiero molto ben tenuto e per il Bottaccione il tempo indicato è di 0h 50m.

Figura 2 – La segnaletica CAI che si trova appena fuori della Porta di Sant’Ubaldo indica il sentiero da prendere per arrivare alla Gola del Bottaccione (Crediti: A. Carbognani).
Figura 3 – Il bel sentiero verso la Gola del Bottaccione che costeggia le mura medievali di Gubbio si può percorrere comodamente con le scarpe da ginnastica (Crediti: A. Carbognani).

Il sentiero, con fondo ghiaioso e inizialmente stretto, costeggia le mura di cinta medievali di Gubbio poi si allarga, si scendono una serie di scalinate in legno e ci si immette direttamente sull’antico acquedotto medievale. Il panorama è notevole: alla propria sinistra si avrà una bella visione della città (anche se la parte più antica resta coperta dalla vegetazione dell’Ingino), mentre davanti a voi vedrete aprirsi la Gola del Bottaccione. Il percorso è tutto in sicurezza con barriere di protezione adeguate, ma in alcuni punti ci sono degli strapiombi di 80-100 metri che si aprono direttamente sulla Gola e sulla SR298 Eugubina che l’attraversa. Se soffrite di acrofobia fate attenzione e percorretela in compagnia. Dopo circa un’ora di passeggiata si attraversa una passerella sopra la SR298 passando dal monte Ingino al monte Foce e si arriva al vecchio invaso del Bottaccione (oggi completamente interrato), da dove parte l’acquedotto medievale che avete percorso. Qui potete trovare un paio di tavoli e delle panche per riposarvi un attimo e prepararvi alla visita dello strato K/Pg. Prima di attraversare la passerella notate i diversi fori che si trovano nelle rocce sedimentarie: sono i carotaggi effettuati dai ricercatori per lo studio dei microfossili e del paleomagnetismo.

Figura 4 – La Gola del Bottaccione vista dall’acquedotto medievale, in fondo si apre la piana di Gubbio (Crediti: A. Carbognani).
Figura 5 – L’acquedotto medievale ripreso dal fondo della Gola del Bottaccione, come si vede lo strapiombo è notevole. Notare gli strati delle rocce sedimentarie che il torrente Camignano ha eroso nel corso dei millenni scavando così la Gola (Crediti: A. Carbognani).
Figura 6 – Una mappa geologica della zona del Bottaccione con indicata la posizione dell’acquedotto medievale e la sezione magetostratigrafica di riferimento caratterizzata dal team di Alvarez per il Cretaceo superiore e il Paleocene (Alvarez et al., 1977).

Per arrivare al sito dello strato K/Pg occorre percorrere il breve sentiero che dai tavoli dell’area di relax vi porta verso la SR298 e percorrere qualche decina di metri in discesa passando sotto la passerella che avete attraversato prima percorrendo l’acquedotto medievale. Il sito di affioramento dello strato K/Pg si trova sulla sinistra: la posizione è segnalata da un cartello giallo con la dicitura “Sezione stratigrafica paleomagnetica Gola del Bottaccione”. Gran parte della parete è protetta da una rete metallica, mentre lo strato K/Pg è allo scoperto. Purtroppo questo è un punto dolente del sito: la mancanza di protezione ha fatto sì che – negli anni – la tipica argilla scura dello strato sia stata asportata. Per fortuna ne restano ancora delle porzioni ben visibili e fotografabili. Terminata la visita si può rientrare a Gubbio percorrendo a piedi la SR298: c’è il camminamento per i pedoni e ci si può muovere in sicurezza. Avrete una visione diversa della Gola, dei suoi strati sedimentari e passerete di fianco ai tre ex mulini che un tempo funzionavano con le acque del torrente. Percorsi un paio di km ci si troverà davanti alla Porta di Santa Croce e seguendo via del Camignano si potrà risalire via dei Consoli fino a piazza Grande, il nostro punto di partenza.

Figura 7 – Il sito di affioramento dello strato K/Pg nella Gola del Bottaccione si trova sulla SR298, purtroppo senza nessuna forma di protezione, con il risultato che gran parte dello strato è stato asportato dai visitatori (Crediti: A. Carbognani).
Figura 8 – Una porzione dello strato K/Pg ancora ben conservato e non asportato: sono visibili diversi frammenti dell’argilla scura che contiene l’eccesso d’iridio che ha portato alla formulazione della teoria dell’estinzione dei dinosauri (Crediti: Sveva Stallone).

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