Recensione film: Don’t Look Up

Titolo: Don’t Look Up
Regista: Adam McKay
Durata: 138 minuti
Anno: 2021

Nel luglio del 1994 la cometa Shoemaker-Levy 9, composta da 21 nuclei distinti e per questo chiamata in modo informale “filo di perle“, cadde nell’atmosfera del pianeta Giove. Fu un evento epocale: per la prima volta nella storia si assistette “in diretta” alla collisione di una cometa con un pianeta. Solo quattro anni dopo, nel 1998, uscivano due film: Deep Impact (di Steven Spielberg) e Armageddon (di Michael Bay). In Deep Impact, più realistico e accurato dal punto di vista scientifico, c’è una cometa in rotta di collisione con la Terra, nel caso di Armageddon si tratta di un asteroide, ma il problema è identico: salvare la specie umana dalla catastrofe.

Dopo la caduta di un piccolo asteroide di 20 metri di diametro nei pressi della città di Chelyabinsk il 15 febbraio 2013 non sono usciti altri film di rilievo sul rischio di collisione di asteroidi e comete con la Terra, in compenso c’è stata una maggiore consapevolezza della minaccia dovuta alla crisi climatica che stiamo vivendo. Per ora le contromisure adottate per ridurre l’aumento della temperatura globale innescata dall’eccesso di gas serra in atmosfera sono risultate inefficaci per i contrastanti interessi economici in gioco: il risultato è che la temperatura media annuale continua inesorabilmente a salire. Un po’ come sapere che la Terra sta per essere colpita da una cometa e non fare niente: ed è questa la chiave di lettura del film Don’t Look Up (Non guardate in alto) di Adam McKay. Metafora climatica e trama a parte, qua ci interessa discutere la parte scientifica del film che, per certi versi, è simile a Deep Impact.

In Don’t Look Up usando il telescopio Subaru da 8,2 metri di diametro una dottoranda scopre casualmente una cometa dinamicamente nuova ossia proveniente dalla Nube di Oort, quando è all’altezza dell’orbita di Giove. Le scoperte casuali di comete sono molto rare al giorno d’oggi per via di survey come Pan-STARRS e Catalina Sky Survey, dedicate alla ricerca sistematica di oggetti near-Earth, tuttavia è possibile che possa accadere. Le comete dinamicamente nuove, come ad esempio la C/2010 U3 Boattini, possono essere attive anche a grandi distanze dal Sole, per la presenza di materiali super volatili alla superficie del nucleo quindi è coerente che la cometa scoperta nel film, oltre alla chioma, mostri già una piccola coda.

Nel mondo reale, dopo la scoperta di una cometa, le misure di posizione sarebbero state comunicate al Minor Planet Center (MPC), l’organizzazione incaricata dall’Unione Astronomica Internazionale di raccogliere e conservare i dati osservativi su asteroidi e comete, calcolarne l’orbita e pubblicare i risultati. L’invio dei dati al MPC permette anche di avere una verifica indipendente da parte di altri osservatori dell’esistenza della cometa (o dell’asteroide) e di raccogliere un buon numero di osservazioni distribuite almeno su più settimane in modo tale da poter determinare un’orbita eliocentrica ragionevolmente accurata. Solo conoscendo con precisione l’orbita è possibile determinare l’eventuale probabilità d’impatto con la Terra.

In Don’t Look Up le cose sono molto più sbrigative e cinematografiche: in base alle poche misure di posizione raccolte nell’arco di qualche ora si determina subito – con calcoli manuali – che la cometa colliderà con la Terra entro sei mesi e il Minor Planet Center è tagliato fuori. In compenso ha un ruolo importante il Planetary Defense Coordination Office della NASA. Chiaramente determinare un’orbita senza incertezze usando qualche posizione ravvicinata nel tempo è impossibile, sarebbe costato poco modificare la trama per renderla più aderente alla realtà. Al contrario è possibile per una cometa dinamicamente nuova, quindi in grado di muoversi a velocità di diverse decine di km/s perché “cade” da una grande altezza verso il Sole, andare dall’orbita di Giove alla Terra in soli sei-sette mesi.

Immagine della cometa, appena scoperta con il telescopio Subaru, ripresa dal trailer di Don’t Look Up. L’aspetto della cometa è corretto, con la chioma che circonda il nucleo e una piccola coda. Gli altri punti luminosi sono stelle di fondo cielo.

Nel film la cometa ha un diametro stimato fra i 5 e i 9 km e getta nello sconforto i protagonisti perché sanno che la collisione della cometa con la Terra è un evento da estinzione di massa. Questo vale anche nel mondo reale: ad esempio il cratere di Chicxulub si è formato circa 65 milioni di anni fa in seguito alla caduta di un asteroide di circa 10 km di diametro e la collisione è stata alla base del cambiamento climatico che ha determinato l’estinzione dei dinosauri oltre al 70% delle specie viventi all’epoca. Supponiamo che la Terra collida con una cometa da 9 km di diametro alla velocità di 60 km/s. Come è più probabile, ipotizziamo che il nucleo cada in un punto dell’oceano avente una profondità di 3,8 km: si tratta di un evento possibile che, in media, può avvenire ogni 200 milioni di anni, che cosa accadrebbe?

L’energia cinetica del nucleo sarebbe equivalente a circa 12 miliardi di volte l’energia sviluppata dalla bomba atomica di Hiroshima e attraverserebbe l’atmosfera in 2 secondi senza essere rallentato in modo apprezzabile. Colpendo la superficie dell’oceano si aprirebbe un cratere temporaneo di 113 km di diametro e una grande quantità d’acqua verrebbe fatta evaporare in atmosfera. Colpendo il fondo dell’oceano il nucleo scaverebbe un cratere da 80 km di diametro, con una profondità di 1 km e metà del materiale che prima occupava il posto del cratere verrebbe vaporizzato e scagliato in atmosfera. Le onde sismiche generate dalla collisione sarebbero equivalenti a quelle di un terremoto di grado 9,6 nella scala Richter, un’energia mai registrata per un terremoto terrestre. Questo sisma sarebbe ancora avvertibile a 10.000 km dal punto dell’impatto, anche se le onde sismiche impiegherebbero circa 30 minuti per coprire la distanza. A questa stessa distanza l’onda d’urto atmosferica generata dall’esplosione arriverebbe dopo otto ore e mezza e sarebbe avvertibile perché si muoverebbe ancora con una velocità di 30 km/h con un rumore paragonabile a quello del traffico pesante. Tuttavia i problemi veri arriverebbero dopo circa 14 ore dall’impatto con un’onda di tsunami avente avente un’altezza compresa fra 20 e 40 metri che spazzerebbe ogni cosa sul suo cammino. Le conseguenze ambientali dell’impatto sarebbero importanti. La grande quantità di vapore acqueo immesso in atmosfera innescherebbe delle piogge torrenziali, mentre la polvere del nucleo più quello generata nella formazione del cratere immessa nella stratosfera si distribuirebbe attorno a tutto il globo attenuando la radiazione solare con conseguente caduta delle temperature. Il periodo di “oscurità” durerebbe almeno un anno. Le piante inizierebbero a morire, così come gli animali di superficie per mancanza di cibo. Solo gli animali che vivono sottoterra, dove le radici e altre fonti di cibo non vengono distrutte, avrebbero una probabilità relativamente buona di sopravvivenza.

Una scena di Don’t Look Up in cui manca poco alla collisione della cometa con la Terra. La superficie è abbastanza realistica, un po’ meno la presenza dei grossi meteoroidi che circondano il nucleo.

Nel film, dopo molte esitazioni – ricordate che rappresenta l’inazione di fronte al cambiamento climatico – si cerca di distruggere la cometa colpendola con una serie di missili controllati da un vecchio Space Shuttle, evidentemente tolto dal museo. Si poteva usare qualcosa di più attuale, ad esempio una Starship: con uno Shuttle si può solo arrivare in orbita bassa, a circa 400-600 km di quota, non si va oltre. Purtroppo la missione viene annullata subito dopo il lancio perché si ritiene sia meglio sfruttare il nucleo cometario come una vera e propria miniera. L’idea è quella di mandare dei droni in grado di minare il nucleo per suddividerlo in qualche decina di blocchi che poi gli stessi droni immetteranno in orbita terrestre. Una cosa folle se si pensa all’energia cinetica della cometa e alla fragilità del nucleo con cui avranno a che fare i robot. Parlando per metafora, questi piani rappresentano i tentativi inefficaci messi in atto per contrastare la crisi climatica.

L’idea di usare gli asteroidi come miniere non è fantascienza e rappresenta la base della space economy, ma è meglio usare un asteroide di tipo S che si muova a bassa velocità relativa con la Terra. Nel film l’operazione di sfruttamento minerario non va a buon fine, il tempo sta per scadere e la cometa colpisce il pianeta causando un’estinzione di massa. Una parte dei “cattivi” si salva, ma cadranno dalla classica padella nella brace e si tira un sospiro di sollievo: un po’ di giustizia finalmente!

Nel complesso un bel film con molteplici piani di lettura. Come metafora della crisi climatica, come descrizione di un certo modo grottesco di fare informazione o come rappresentazione di una classe politica cinica e – tutto sommato – indifferente alle sorti della specie umana. Il messaggio che trasmette ci deve fare riflettere: l’intelligenza bisogna saperla usare anche per qualcosa che non sia l’immediato tornaconto, altrimenti i dinosauri sono dietro l’angolo.

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